Il 12 gennaio 2022 la Corte federale di cassazione si è pronunciata sulla questione giuridica relativa all’obbligo dei locatari di pagare integralmente l’affitto in caso di chiusura dell’attività a causa del coronavirus. In merito alla decisione della Corte federale di cassazione, l’azienda tessile KiK rilascia la seguente dichiarazione:
«Con la sua dichiarazione odierna, la Corte federale di cassazione ha confermato la prassi adottata da KiK di negoziare le compensazioni con tutti i locatori nel corso di colloqui individuali. La Corte federale di cassazione ha sottolineato che su questo tema occorre valutare ogni singolo caso e che non possono esserci valutazioni forfettarie», afferma Patrick Zahn, CEO di KiK Textilien und Non-Food GmbH. «Ci sentiamo rafforzati nella nostra posizione secondo cui i lockdown della primavera 2020 hanno determinato un’alterazione delle basi contrattuali e che, pertanto, il canone di locazione base non deve essere coperto esclusivamente da noi.»
Il commercio al dettaglio fisico ha subito un grave contraccolpo a causa dei ripetuti lockdown in vigore dalla primavera del 2020. L’obiettivo di KiK era ed è quello di scongiurare una situazione di crisi aziendale, nell’interesse dei nostri dipendenti, clienti e fornitori, ma anche dei nostri locatori. Infatti, anche per le aziende economicamente solide, in assenza di entrate la liquidità diventa un collo di bottiglia se non si riducono contemporaneamente in modo significativo le spese. Per questo motivo, nell’aprile 2020 abbiamo sospeso il pagamento dei canoni di locazione e, contemporaneamente, abbiamo negoziato individualmente con tutti i locatori per trovare misure adeguate di compensazione. Ciascun contratto di locazione è stato esaminato individualmente nel corso di questi colloqui. In questo contesto abbiamo sempre escluso il mancato pagamento. Nella sua sentenza del 1° dicembre 2021, la Corte federale di giustizia tedesca ha discusso in dettaglio il canone di locazione non pagato dal 19 marzo al 19 aprile 2020 da una filiale KiK nella zona di Chemnitz. Il locatore dello spazio commerciale aveva richiesto il canone di locazione per intero per il periodo in cui la Germania era in lockdown e KiK non poteva quindi aprire la propria filiale. KiK ha invocato la cessazione del fondamento contrattuale e ha chiesto di condividere i costi con il locatore. Un accordo extragiudiziale di questo tipo, relativo alla ripartizione dei costi di affitto o ad altre forme di compensazione, era già stato raggiunto con la maggior parte dei locatori di KiK. Anche con la controparte dell’udienza odierna, in cui KiK ha affittato complessivamente due spazi commerciali, sono già stati raggiunti accordi consensuali per l’intero anno 2021.



